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Venezia

Sono pronto e non potevo che partire da qui. Venezia come mio km zero. A volte troppo stretta e locale anche se invasa da migliaia di turisti ogni giorno, Venezia ti ammalia e sa bene come farsi ben volere anche dopo un lungo distacco.

Incontri, apparentemente casuali di persone tra le calli, coincidenze e situazioni. Quasi come se tenesse in serbo e pianificasse la situazione da tempo, una sorta di genius loci che governa questo posto fuori dal mondo. Non potevo che partire da qui. Ho sempre avuto da tempo immemore una passione e un’attrazione inconscia verso l’ignoto e lo sconosciuto. Anni dopo questa curiosità si è riversata sopra tutto ciò che che odorasse di oriente, ma credo sia stata lei per prima a parlarmi di spezie odorose ed a far risuonare parole e suoni di paesi lontani tra canali e fondamenta verso i miei timpani, credo sia stata lei ad instillarmi un seme di irrequietezza che mi porta a sognare ad occhi aperti, costringendomi persino ad allontanarmi dagli affetti più cari.
Ed il terrore quando manca poco prima di partire. Si ė una sensazione angosciante che ti costringe a fare un paio di respiri uno accanto all’altro perché altrimenti non riusciresti a riempire i polmoni del tutto. Ed è proprio per questo terrore che parto, perché ogni volta prima di andare mi dico che avrei potuto evitare, ogni volta non ne vado fuori tra visti, scadenze e menate varie. Ed è, pare, questa angoscia di provare a districare matasse e risolvere problemi che mi fa mollare ogni volta gli ormeggi verso una sfida ogni volta più aggrovigliata.
Nel frattempo qualcosa di buono c’è. Credo sia quasi un mese che “dai troviamoci dato che parti, poi chissà quando ci vedremo”. Feste, pranzi e un numero di birre imprecisate. “Buon cammino, buon vento, fai attenzione, te fe ben”..ma forse quella che mi merito di più: “te si sempre el sòito mona”.