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Van e Doğubayazıt

Nei giorni precedenti ho fatto esperienza dell’universo curdo. O almeno del kurdistan turco. Mi riprometto di ritornare con calma e concentrarmi su questa regione composta da grandi altopiani e catene montuose.

Paesaggi difficili ed estremi addomesticati da uomini e donne cordiali con le mani che stringono forte.
Da Van percorro la strada più bella che io abbia mai visto. Da Tatvan a Van, 220 km di strade larghe da 1200 a 2000 mt, con l’omonimo lago sulla sinistra per almeno la metà del tragitto e sulla destra vallate e campi, pastori e greggi fino a raggiungere il passo innevato a 2200mt. Non per niente qui si produce un formaggio di capra erborinato famoso in tutta la regione, meraviglioso per colazione oltre ad un miele scuro e profumato. Raggiungo Van. Dopo un paio di lahmacun, una specie di pizza sottile farcita con pomodoro fresco e menta, crollo cullato dall’azaan, il richiamo che risuona dalla vicina moschea per l’ultima preghiera della giornata.

A Doğubayazıt, polverosa e distratta, arrivo il giorno successivo. Come la maggior parte delle città di frontiera ė spinosa e non ci si può accomodare troppo. Sorge nelle vicinanze ad una decina di km il palazzo Ishak Pasha, appollaiato sopra ad un monte vicino alla città. Non cerco mai a tutti i costi di vedere musei e palazzi ma questo se siete qui in giro non potete perderlo. Un palazzo da sogno con mattoni color ambra costruito nel 1680, perfettamente conservato. Vale la pena scendere a piedi per godere dei paesaggi sottostanti.

L’Ararat alla mia sinistra dall’alto dei suoi 5137 mt deciso mi accompagna da Dogubeyazit alla città di frontiera turca Gürbulak, appoggiata al confine iraniano. Ė già da qualche giorno che non sono troppo tranquillo. Avverto il cambiamento e il confine che si avvicina mi mette ansia. Bene o male fin qui avevo già fatto esperienza e sapevo che cosa avrei trovato. Più in là, non lo so, fingo una falsa tranquillità che forse mi agita ancor di più.
Arrivo con un gruppo di ragazzotti in dolmuš che trasportano viveri e provviste per la città vicina. Ormai manca qualche minuto, le donne cominciano a velarsi, intravedo in lontananza un ritratto gigante di Khomeini e di fianco un “Well Come”.