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Mardin: tra ekmek e minareti

Riparto alla volta di Mardin, cittadina dell’anatolia a 15 km del confine siriano. Ne approfitto dei dolmuš, pulmini condivisi, per compiere i 100 km che servono a raggiungerla.

Promesso imparerò a non farmi lasciare più alla stazione degli autobus ma in centro città. Questa volta mi costa caro dato che la stazione dista tipo 2 km e mezzo di salita da paura. La città vecchia di Mardin ė arroccata in cima ad un monte. Nel frattempo, la corroborante camminata di mezz’ora mi porterà al centro di questa deliziosa città costruita con pietre color miele. La vista ė impagabile. I minareti a strapiombo danno verso la valle sottostante. Strade strette e vicoli fanno da contrasto a scalinate ed ampie piazze. Nugoli di rondini. Una pioggia sottile, familiare in queste zone, scorre rapida nelle canalette ai bordi delle strade. La città ė un gioiellino, i numerosi forni della città producono fino a tarda sera un pane basso senza lievito, ekmek, con cui la gente gira sottobraccio per la strada.
In una mattinata di sole e caldo lascio Mardin dopo aver condiviso un burek al burro salato insieme ad Oliver, motociclista viaggiatore inglese che in sella alla sua Honda Xt 250 da Londra sta andando a trovare la fidanzata in Australia, se tutto va bene tra un anno e mezzo sarà lì. Senza troppa fretta, occhiali a specchio dorati ed un aurea di innata serenità. Oggi è il suo ultimo giorno giorno in Turchia, in giornata entrerà in Iraq.
Mi muovo nuovamente verso Diyarbakir per spostarmi a nord verso il confine Iraniano. Tentativi e prove di comunicazione con due ragazzini che dopo avere dichiarato la mia nazionalità snocciolano velocissimi formazioni calcistiche. Purtroppo cadono male, la mia preparazione in merito non può essere di certo d’aiuto, limitandomi a sorridere. Come in Italia dopo il calcio c’è la politica: Diyarbakir, Van, Doğubeyazıt, Mardin e via una lista di città che da quanto intendo ” kurdistan, kurdistan, kurdistan” orgogliosi e con le dita a V, farebbero parte del Kurdistan turco. Dopo ciò mimando un coltello alla gola fanno il nome di Erdoğan, l’attuale premier turco. A quanto pare qui non gli vogliono troppo bene. Poi arriva come da scaletta l’argomento donne, ma questa ė un altra storia.
Ai bordi delle strade il nulla, vallate verdi con pastori e capre. I paesaggi e le valli cominciano a distendersi e con essi gli animi.