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Kasghar, sono in Cina.

Lascio il Kyrgyzstan dopo quindici giorni.
Il recente blocco della strada che da Osh porta a Sary Tash ci ha obbligato a cambiare mezzo attraversando a piedi le barricate e le yurte della protesta.Recentemente un diplomatico del Kyrgyzstan ė stato incarcerato per qualche sorta di ingiusto motivo ed i suo sostenitori hanno semplicemente bloccato l’unica strada percorribile da camion e auto verso la Cina. Tutto qui.
La strada che porta da Sary Tash ad Irkeshtam ė incredibile. Un susseguirsi di colori da lasciare senza fiato. Il bianco della recente neve caduta, il verde vivo delle vallate scaldate dal forte sole, il rosso vivo della roccia ed il blu del cielo che ci sovrasta, un saliscendi quasi a 4000 mt. Vicino a Narin mi fermo con i ragazzi che mi accompagnano al confine a commemorare le vittime del recente terremoto che ha raso al suolo la piccola città. Tragedia particolarmente sentita da uno di loro che a perso parte della famiglia.

Il piano iniziale prevedeva di autostoppare uno dei numerosi camion che solitamente percorrono il tratto. A causa del blocco devo invece percorrere gli otto km a piedi sotto un piacevole sole a circa 3000mt. Bene. Nella strada che dalla frontiera porta all’ufficio immigrazione, un tratto di 100 km di terra di nessuno, si intravedono branchi di cammelli che scorrazzano liberi tra le dune.

Trovo una Cina che non ho mai visto. Cinesi che non hanno tratti orientali, che parlano un cinese stentato giusto per farsi appena capire, sono gli Uiguri, una delle 56 minoranze cinesi, turcofona e mussulmana. Appena cala il sole nello spazio principale della città ,vicino alla moschea, si riempie di carretti e banchi di venditori. Illuminata solamente dalle lampadine ad incandescenza che penzolano dai e dal fuoco dei bracieri che fumano. Arrivando dall’Asia centrale dopo diverse settimane con un regime alimentare abbastanza limitato poter scegliere cosa mangiare ė notevolmente allettante e si ė attratti da qualsiasi cosa. La scelta ė quanto mai vasta, dal plov, riso cotto in pentola con carote e peperoni con carne di origine uzbeka/kyrgyza, passando a zuppe di ogni genere dal bollito di capra a ceci e riso. Spaghetti in brodo con verdure che in Asia centrale sono chiamati lagman qui diventano lamian, spaghetti tirati a mano da mani veloci e sbattuti su taglieri che hanno probabilmente visto il passaggio di Marco Polo. Vedere come si fondono le diverse culture culinarie ė davvero impagabile. Tavolini bassi e sgabelli, le urla dei venditori che dispensano i cibi cotti agli astanti. Sedersi mentre barbe bianche e occhi profondi ti fanno spazio accogliendoti con un sorriso un salam aleykum, prima una mano sul cuore e poi una forte stretta di mano mi fanno pensare a quanto siamo diversi. Questa forte idea di comunità e di rispetto verso il prossimo e lo straniero ė veramente qualcosa di incredibile. L’ultimo episodio ė di questa mattina, accenno un saluto ad un gruppo di mussulmani uiguri intenti in una conversazione, questi come se fosse la situazione più normale del mondo si interrompono si alzano in piedi e mi stringono la mano augurandomi buona giornata. Si risiedono e riprendono la conversazione. Quante strette di mano vedo e sperimento in questi giorni con le persone più disparate. Quanto siamo diversi, a fatica in Europa facciamo fatica a scambiarci un saluto.