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Istanbul

Istanbul ė potente. Già la si percepisce più di un’ora prima dell’arrivo tra le varie tangenziali e code infinite.

Tra lamiere di macchine e camion si infilano corpi di uomini o bambini che le sfiorano per non so quale sesto senso, vendendo qualsiasi cosa agli automobilisti fermi e pronti a scattare per procedere di pochi centimetri. Via via gli edifici cominciano a diventare più fitti e si moltiplicano anche i livelli su dei quali essi crescono.
Istanbul sa di carbone, mare e spezie. Istanbul ė oriente ed occidente, sembra così vicina ma è così lontana. Dalle vie acciottolate con pendenze vertiginose all’incresparsi piatto delle dorate onde nere attraversando il Bosforo, dal vento che sa di sale al gasolio dei battelli, dal muezzin che richiama i fedeli in preghiera mentre risuona la tecno nei bar. Sono qui per la terza volta in meno di due anni e non riesco ancora a riconoscerla e darle un nome a ciò che è.
Istanbul ė tutto e il contrario di tutto come mi disse qualcuno. Spaventa e affascina per come tutto si incastri e si mescoli allo stesso tempo senza nemmeno sfiorarsi.